Il licenziamento‎ > ‎

La giusta causa

Tale nozione deriva dall’art. 2119 del codice civile e presuppone un comportamento talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro neppure a titolo provvisorio.
 
Non può omettersi di evidenziare come la succitata norma, in ragione della genericità testuale, ha originato notevoli contrasti interpretativi sia in dottrina che in giurisprudenza.
 
Secondo l'orientamento giurisprudenziale oggigiorno maggioritario la giusta causa sarebbe da ravvisare "in tutti quei comportamenti, anche estranei alla sfera del contratto, che siano tali da far venire meno quella fiducia che costituisce il presupposto essenziale della collaborazione e, quindi, della sussistenza del rapporto di lavoro subordinato".
 
La Cassazione, con pronuncia del 29 marzo 2010 n. 7518, in tema di licenziamento per giusta causa, ha avuto modo di precisare che "occorre che la mancanza del lavoratore sia tanto grave da giustificare l'irrogazione della sanzione espulsiva e, pertanto, va valutato il comportamento del prestatore non solo nel suo contenuto oggettivo, ossia con riguardo alla natura ed alla qualità del rapporto, al vincolo che esso comporta ed al grado di affidamento che sia richiesto dalle mansioni espletate, ma anche nella sua portata soggettiva e, quindi, con riferimento alle particolari circostanze e condizioni in cui è stato posto in essere, ai modi, ai suoi effetti ed all'intensità dell'elemento psicologico dell'agente".
 
Ed ancora la Suprema Corte con sentenza del 30 marzo 2010 n. 7032 ha chiaramente evidenziato come "in materia di licenziamento per giusta causa anche comportamenti extralavorativi posti in essere dal dipendente possono costituire i presupposti per il recesso datoriale, in quanto volontari e tali da non consentire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Se poi i comportamenti stessi costituiscono fatti-reato sussiste indiscutibilmente per il datore di lavoro la potestà di recedere dal rapporto, anche senza attendere l'esito del procedimento penale, sempreché i fatti stessi siano adeguatamente provati in sede civile".

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