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Mancata impugnazione nei termini

La mancata o intempestiva impugnazione del licenziamento nei termini prescritti dalla legge rende lo stesso non più contestabile da parte del lavoratore ai fini della specifica tutela prevista dalla legge, tanto nell'ipotesi in cui si ricadrebbe nel campo di applicazione della tutela reale quanto nell'ipotesi in cui si ricadrebbe nel campo di applicazione della tutela obbligatoria. 

In giurisprudenza si è però dibattuto se la mancata impugnazione nel succitato termine perentorio di decadenza impedisca qualsivoglia azione risarcitoria da parte del lavoratore nei confronti del datore di lavoro in relazione, diretta o indiretta, col predetto recesso datoriale. 

Con riferimento all'orientamento risalente, risulta significativa una sentenza della Suprema Corte del 1999 nella quale veniva espressamente affermato: "la mancata impugnazione del licenziamento nel termine fissato non comporta la liceità del recesso del datore di lavoro bensì preclude al lavoratore soltanto la possibilità di avvalersi delle peculiari forme di tutela previste dalla normativa di riferimento; ne consegue che, nell'ipotesi di licenziamento illegittimo, qualora si sia verificata la decadenza dell'impugnazione è concesso al lavoratore di esperire la normale azione risarcitoria in base ai principi generali che governano questa azione, sempre che ne ricorrano i relativi presupposti". 

A partire dal 2006, la Cassazione ha ritenuto opportuno riconsiderare le precedenti posizioni puntando l'attenzione sulla specialità della disciplina che regola il rapporto di lavoro, l'ipotesi del recesso e la sua impugnazione. 

"Nel quadro di questo regime di specialità il legislatore ha previsto un termine breve di decadenza, sessanta giorni, per l'impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore a garanzia della certezza della situazione di fatto determinata dal recesso datoriale, ritenendo tale certezza valore preminente rispetto a quello della legittimità del licenziamento". 

La logica conseguenza di questo percorso è che "al lavoratore che non abbia impugnato nel termine di decadenza suddetto il licenziamento è precluso il diritto di far accertare in sede giudiziale la illegittimità del recesso e di conseguire il risarcimento del danno, nella misura prevista dalle leggi speciali. Se tale onere non viene assolto dal lavoratore il giudice non può conoscere della illegittimità del licenziamento neppure per ricollegare al recesso conseguenze risarcitorie di diritto comune". 




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