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Preavviso

Il nostro ordinamento ha previsto che la maggior parte dei casi di risoluzione del rapporto di lavoro sia accompagnata dall'istituto del preavviso.

 Il preavviso assolve ad una specifica funzione che è, essenzialmente, quella di "attenuare le conseguenze pregiudizievoli dell'improvvisa cessazione dei rapporto per la parte che subisce l'iniziativa del recesso" (così, per tutte, Cass. 22 luglio 1977, n. 2897).

Da ciò deriva, come logica conseguenza che, il dipendente che presenta le dimissioni o il datore che licenzia devono dare alla controparte un preavviso durante il quale resta in vigore il rapporto di lavoro. Le dimissioni e il licenziamento sono effettivi, e il rapporto di lavoro estinto, al termine di questo periodo.

Il preavviso serve al lavoratore ad avere un tempo idoneo a trovarsi un'altra occupazione, e al datore ad assumere un'altra persona.

Laddove le suddette prescrizioni non dovessero essere rispettate, sorge l'obbligo - a carico della parte recedente senza preavviso - di corrispondere (ex art. 2118 c.c.) all'altra “un’ indennità equivalente alla retribuzione che gli sarebbe spettata per il periodo di preavviso" non lavorato.

Poiché, in costanza di preavviso persistono le reciproche obbligazioni ed i diritti connessi allo svolgimento del rapporto, ne discende che, qualora durante il corso dello stesso (in quanto lavorato) si verifichi un fatto od un comportamento di così rilevante gravità da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto, il datore di lavoro potrà recedere per giusta causa ai sensi dell'art. 2119 c.c

 

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