La causa alla base del licenziamento non può essere cambiata dal datore di lavoro

La Corte di Cassazione, con la sentenza 4/11/2010 n.22443, ha deciso che il datore di lavoro non può convertire durante la lavorazione del periodo di preavviso le ragioni del licenziamento intimato inizialmente per giustificato motivo in giusta causa, né può durante lo stesso lasso di tempo comminare nei confronti del medesimo dipendente un secondo licenziamento. 

Secondo i giudici di legittimità l’orientamento prevalente nel contratto a tempo indeterminato il preavviso non ha efficacia reale bensì obbligatoria, nel senso che qualora una delle parti eserciti la facoltà di recedere con effetto immediato il rapporto si risolve altrettanto immediatamente, con l’unico obbligo per la parte recedente di corrispondere l’indennità sostitutiva e senza che da questo momento possano avere influenza eventuali fatti sopravvenuti.

La Corte di Cassazione richiama sullo stesso argomento anche una precedente sentenza (21216/2009) con la quale aveva deciso che l’indennità sostitutiva del preavviso non riferendosi a un periodo lavorato dal dipendente non rientra nella base di calcolo delle mensilità aggiuntive e del TFR spettante al lavoratore dimissionario. 

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