IMPIEGO IRREGOLARE DI LAVORATORI EXTRACOMUNITARI

L’assunzione di un lavoratore straniero non appartenente all’UE richiede, indefettibilmente, la puntuale verifica che questi sia in possesso di un valido permesso di soggiorno per lavoro subordinato, autonomo, ricongiungimento familiare ovvero per uno degli altri motivi che consentono di svolgere regolare attività lavorativa in Italia.

Laddove le predette prescrizioni vengano violate il decreto sicurezza prevede che ai datori di lavoro responsabili di aver occupato alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno si applichi la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa di € 5.000 per ciascun lavoratore irregolarmente occupato.

Alle medesime pene soggiace anche chi occupa uno straniero in possesso di un permesso di soggiorno annullato, revocato o scaduto, senza che ne sia stato richiesto il rinnovo nei termini di legge.

Non si può assolutamente omettere di precisare come, nei casi di maggiore gravità, l’utilizzo di un lavoratore straniero che sia privo di un regolare permesso di soggiorno può integrare gli estremi del reato di sfruttamento dell’immigrazione clandestina espressamente punito dall’art. 12 del testo Unico in materia di immigrazione.

La succitata fattispecie penale punisce “punisce chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero, favorisca la permanenza di questi nel territorio dello Stato è punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a € 15.493”.

Laddove, in concreto, dovesse accertarsi l’integrazione tanto del reato di assunzione di un clandestino quanto quello di sfruttamento dell’immigrazione clandestina il responsabile sarà assoggettato alla pena prevista per il reato più grave.

Comments