Licenziamento disciplinare e immutabilità degli addebiti

La corte di cassazione, con sentenza  19 gennaio 2011, n. 1146, affronta il principio dell’immutabilità della contestazione dell’addebito.

In particolar modo, come noto, lo scopo della contestazione dell’addebito è quello di fissare, con carattere di immutabilità, le mancanze addebitate al dipendente al fine di consentire una adeguata difesa al lavoratore incolpato e al tempo stesso di circoscrivere il quadro di riferimento che il giudice dovrà prendere in considerazione ai fini della valutazione della condotta ascritta e della proporzionalità ed adeguatezza della sanzione.

Pertanto, la contestazione di un addebito preclude al datore di lavoro una nuova  contestazione  nonché l’individuazione, quale ragione del licenziamento, di fatti dissimili e sostanzialmente divergenti da quelli originariamente presi in considerazione.

In ogni caso la Corte ha specificato che  il principio dell’immutabilità della contestazione disciplinare non vieta al datore di lavoro di prendere in considerazione fatti non contestati quali circostanze confermative della significabilità di altri addebiti, posti alla base del licenziamento, al fine di valutare la complessiva gravità, sotto il profilo psicologico, delle inadempienze del lavoratore e la proporzionalità del relativo provvedimento sanzionatorio’.

Di fatto il principio di immutabilità della contestazione ha valenza qualora il datore di lavoro ‘adduca a giustificazione del licenziamento ragioni che determinano una sostanziale immutazione dei fatti inizialmente presi in considerazione, con la conseguenza che il fato addebitato, per effetto delle circostanze allegate, viene ad assumere una diversa configurazione sotto il profilo materiale e psicologico, perdendo i suoi originari tratti di identificazione’.

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