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La gestione fiscale e contributiva delle somme collegate alla dichiarazione di illegittimità del licenziamento

Come noto, in data 9 novembre 2010 è stato pubblicato in G.U. 9 novembre 2010, n. 262 la Legge 4 novembre 2010, n. 183 la quale va a sostituire, attraverso l’articolo 32, il primo e secondo comma dell’articolo 6 della Legge 15 luglio 1966, n. 604 in materia di termini di impugnazione del licenziamento.

TERMINI DI IMPUGNAZIONE 

Il licenziamento deve essere impugnato dal lavoratore entro 60 giorni: 

  • dalla sua comunicazione in forma scritta attraverso un qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, ivi compresa la possibilità di usufruire dell’intervento dell’organizzazione sindacale diretta a  impugnare il licenziamento stesso
  • dalla comunicazione in forma scritta dei motivi del licenziamento, ove questi non siano contestuali.
EFFICACIA IMPUGNAZIONE

L’impugnazione perde efficacia qualora entro i successivi 270 giorni il lavoratore non provveda a:

  • Depositare il ricorso nella cancelleria, ovvero,
  • Comunicare alla controparte la richiesta del tentativo di conciliazione e arbitrato.

Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano stati rifiutati, ovvero non sia stato raggiunto l’accordo dalle parti, il ricorso al giudice deve essere depositato entro sessanta giorni dal rifiuto o mancato accordo, a pena di decadenza.

In ogni caso, qualora vi sia stata violazione delle norme relative al contratto di lavoro a tempo determinato e il giudice abbia disposto la conversione dello stesso a tempo indeterminato, ai sensi del c.d. ‘Collegato Lavoro’, il datore di lavoro è tenuto a risarcire il lavoratore attraverso l’erogazione di un’indennità onnicomprensiva nella misura tra un minimo di 2,5 e  un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.

Le suddette disposizioni introducono aspetti fiscali e contributivi nuovi, legati al contenzioso del lavoro ed inerenti:

  • La tutela reale:come noto, la tutela reale trova la sua fonte nell'art. 18 della legge 300/1970. Il suddetto articolo prevede che a fronte di licenziamento illegittimo, lo stesso è considerato nullo e il datore di lavoro è tenuto alla reintegra del datore di lavoro con conseguente risarcimento del danno.
Di fatto, la tutela reale non si applica alla generalità dei datori di lavoro: in particolar modo lo stesso è applicabile  nei confronti dei datori di lavoro, imprenditori o non imprenditori, che:

- occupino più di quindici dipendenti nell’unità produttiva nella quale è occupato il lavoratore licenziato;

-  occupino più di 15 dipendenti nello stesso Comune anche in unità produttive più piccole;

-  occupino più di 60 dipendenti indipendentemente dal frazionamento organizzativo delle unità produttive;

-  per quanto riguarda i datori di lavoro agricolo, che occupino più di 5 dipendenti in ciascuna unità produttiva.

Pertanto, a seguito di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro è tenuto a:

-  Reintegrare il lavoratore illegittimamente licenziato [ Articolo 18, comma 1];

-  Risarcire il danno subito dal lavoratore per il licenziamento invalido attraverso ‘un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione’. In ogni caso, l’indennità sopracitata è stabilita dal giudice in misura non inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto [ articolo 18, comma 4]. La suddetta indennità sarà pertanto considerata imponibile fiscale e verrà tassata secondo le seguenti modalità:

  • Per le retribuzioni collegate ad anni precedenti, applicazione della tassazione separata ex. Articoli 17 comma 1 lettera b) e art. 21 del T.U.I.R. ovvero l’applicazione dell’aliquota media del biennio precedente. Di fatto ai sensi dell’articolo 17 comma 1 lettera b), l’imposta si applica separatamente a ‘ emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad ani precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o atti amministrativi sopravvenuti o altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti’. In detto caso l’imposta è determinata applicando all’ammontare percepito, l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto alla loro percezione, ovvero all’anno in cui sono percepiti.
  • Per le retribuzioni collegate ai mesi del periodo di imposta corrente, si provvederà all’applicazione della tassazione ovvero delle aliquote a scaglioni di reddito di cui all’articolo 11 del T.U.I.R.

-  Versare  i contributi assistenziali e previdenziali relativi alla suddetta indennità e pertanto, relativi al periodo intercorrente tra il recesso e il provvedimento di reintegra, non essendo interrotto il rapporto di lavoro né quello assicurativo e previdenziale ad esso collegato [ Articolo 18, comma 4].

Qualora  il lavoratore rinunci alla reintegra del posto di lavoro, lo stesso ha diritto, in sostituzione alla reintegra, a percepire un’indennità pari a quindici mensilità della retribuzione globale di fatto [Articolo 18 comma 5].A fronte di tale scelta, il datore di lavoro sarà  pertanto obbligato a:

- Pagare l’indennità sostitutiva alla reintegrazione, pari a quindici mensilità della retribuzione globale di fatto. Sotto il profilo fiscale, la suddetta indennità sarà assoggettata a prelievo fiscale con applicazione della tassazione separata di cui all’articolo 17,comma 1 del TUIR. Di fatto, anche le somme e valori percepiti a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro sono soggette a tassazione separata. Dal punto di vista previdenziale, trattandosi di un’indennità risarcitoria, è escluso l’assoggettamento a contributi.

- Pagare un’indennità non inferiore a cinque mensilità a favore del lavoratore, commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello di effettiva reintegrazione.

- Versare  i contributi assistenziali e previdenziali relativi alla suddetta indennità e pertanto, relativi al periodo intercorrente tra il recesso e il provvedimento di reintegra, non essendo interrotto il rapporto di lavoro né quello assicurativo e previdenziale ad esso collegato [ Articolo 18, comma 4].

  1. Tutela obbligatoria: la tutela obbligatoria stabilisce al contrario, l’obbligo alternativo a carico del datore di lavoro tra [Articolo 8 della Legge n. 604/1966]:

- La riassunzione del lavoratore entro il termine di tre giorni decorrenti, dalla lettura del dispositivo di sentenza;

- Il pagamento al lavoratore di un’indennità risarcitoria ricompresa tra un minimo di 2,5 mensilità e un massimo di sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo al numero dei dipendenti occupati, alle dimensioni dell’impresa, all’anzianità di servizio, al comportamento delle parti. Per quanto concerne l’aspetto fiscale, l’articolo 17, comma 1 lettera del Tuir prevede l’assoggettamento a tassazione separata delle somme percepite anche a titolo risarcitorio, e pertanto l’indennità sarà tassata con l’aliquota di tassazione prevista per il tfr di cui all’articolo 19 del TUIR.

Sotto l’aspetto previdenziale, essendo anch’essa un’indennità risarcitoria, la suddetta è esclusa dall’assoggettamento dei contributi.

  1. Illegittimità del termine in un contratto di lavoro a tempo determinato: Come noto, l’articolo 32, comma 5 del c.d. ‘Collegato Lavoro’ ha previsto che ‘ nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto’.

La suddetta disposizione è stata oggetto di una triplice interpretazione, con scenari tra loro diametralmente opposti:

  • teoria dell’indennità risarcitoria sostitutiva alla conversione del contratto da tempo determinato a indeterminato. In detta ipotesi la trasformazione a tempo indeterminato del contratto, la reintegrazione del lavoratore e le indennità riparatorie sono di fatto sostituiti con l’indennità onnicomprensiva risarcitoria. Pertanto in detto caso, essendo riconosciuta la natura risarcitoria dell’indennità, la stessa non concorrerà alla determinazione dell’imponibile contributivo; al contrario sarà soggetta a tassazione separata, secondo le modalità di cui all’articolo 17 comma 1, lettera a) del TUIR;
  • teoria dell’indennità risarcitoria aggiuntiva alla conversione  e alla copertura del periodo intercorrente tra la data di cessazione e la data di conversione. Di fatto, l’indennità onnicomprensiva si aggiunge alla conversione del rapporto e alla relativa indennità dovuta per il periodo non lavorato intercorrente tra la data di cessazione e di riammissione in servizio [ la stessa si sostituisce solo al pagamento delle retribuzioni medio tempore maturate in via forfettaria]. Ai sensi della suddetta interpretazione, secondo il ministero la predetta indennità dovrebbe essere classificata come indennità risarcitoria conseguita in sostituzione di redditi e pertanto soggetta all’articolo 6, comma 2 del TUIR. Sotto l’aspetto fiscale, tali somme, costituendo di fatto reddito in senso proprio, sono pertanto tassate secondo le seguenti modalità:

-   Tassazione ordinaria, se la sentenza è emessa nel periodo di imposta della conclusione del contratto di lavoro a tempo determinato;

-    In caso contrario, tassazione separata, di cui all’articolo, 17 comma 1, lettera b)., in quanto classificata come indennità risarcitoria di arretrati per prestazioni riferibili ad anni precedenti.

Sotto l’aspetto contributivo, ai sensi dell’articolo 6 del tuir, la suddetta somma non è assoggettabile a contributi.

  • Teoria dell’indennità risarcitoria totalmente aggiuntiva. In detta ipotesi la sanzione onnicomprensiva si aggiunge sia alla conversione del rapporto con conseguente reintegra del lavoratore, sia al pagamento delle retribuzioni pregresse erogate a copertura del periodo compreso tra la cessazione del rapporto e la conversione dello stesso. Tale interpretazione consente la totale esenzione della somma sia da imponibile fiscale che contributivo.
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