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La pignorabilità di stipendi-pensioni

Il nostro ordinamento legittima, a particolari condizioni, la pignorabilità degli stipendi, delle pensioni, del TFR, dei lavoratori dipendenti,  sia del settore pubblico che di quello privato.

 

Tale questione è connessa alla materia della cessione della retribuzione e di altre somme da cui è possibile partire al fine di avere un quadro maggiormente preciso.

 

Per i dipendenti del settore privato la disciplina della cessione della retribuzione e di altre somme (mercedi, assegni, gratificazioni, indennità, sussidi, compensi di ogni specie) è stata profondamente modificata pochi anni fa, attraverso la “Legge Finanziaria per il 2005” (L. n. 311/2004) che ha previsto l’estensione a questo comparto di alcune norme previste per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni disposte nel Testo Unico del 1950 (D.P.R., 5 gennaio 1950, n. 180).

 

Andando con ordine, prima della novella, suddetta materia era disciplinata dalle disposizioni del Codice Civile relative alla cessione dei crediti (artt. 1260-1267) in base alle quali il lavoratore poteva “trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito”, salvo ovviamente che il credito non avesse natura personale o il trasferimento non fosse vietato dalla legge, senza sussistere particolari condizioni o limiti alla cedibilità.

 

L’art. 1, c. 137, L. n. 331/2004, invece, nell’estendere le disposizioni previste per i dipendenti pubblici riguardanti l’insequestrabilità, il pignoramento e la cessione degli stipendi, ai lavoratori privati, stabilisce che questi lavoratori, purché titolari di un contratto di lavoro di durata non inferiore a 3 anni, abbiano la possibilità di estinguere eventuali prestiti contratti attraverso la cessione della propria retribuzione, ma solo in misura non superiore ad un quinto dello stipendio percepito, al netto di ritenute, per periodi non superiori a dieci anni .

 

Successivamente la L. n. 80/2005 ha puntualizzato i requisiti soggettivi della cessione, stabilendo che possono cedere un quinto dello stipendio solo quei lavoratori dipendenti privati in servizio che abbiano un’età inferiore ai 65 anni, che siano addetti a prestazioni di carattere permanente e siano provvisti di salario fisso e continuativo.

 

Per i lavoratori a tempo determinato e per i collaboratori la cessione dello stipendio non può eccedere il periodo di tempo rimanente per la scadenza del contratto in essere, mentre i lavoratori parasubordinati sono legittimati alla cessione solo se il proprio rapporto di lavoro ha una durata non inferiore ai 12 mesi.

 

Le somme di stipendio trattenute per cessione devono essere versate all’istituto cessionario entro il mese successivo a quello a cui si riferiscono e la trattenuta continui a essere effettuata nella misura stabilita ove lo stipendio si riduca di un ammontare non superiore al terzo.

 

La legge, inoltre, prevede la stipulazione obbligatoria di un’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego a titolo di garanzia o, in alternativa, altri strumenti che assicurino il recupero del finanziamento qualora proprio a causa di cessione o riduzione dello stipendio non sia più possibile continuare l’ammortamento o il recupero del credito.

 

La succitata L. n. 311/04 dispone anche in merito al pignoramento e al sequestro degli stipendi dei lavoratori dipendenti presso datori di lavoro privati.

 

Nello specifico, la norma legittima tali operazioni solo a fronte di determinate cause e specifici limiti, affermando che dette somme possono essere oggetto di sequestro o pignoramento :

- fino ad  un terzo del loro ammontare, al netto di ritenute, per causa di alimenti dovuti per legge;

- fino ad un quinto del loro ammontare, al netto di ritenute, per debiti verso lo Stato e verso altri enti, aziende e imprese derivanti dal rapporto di impiego o di lavoro;

- fino ad un quinto del loro ammontare per il simultaneo concorso di pignoramenti e sequestri per crediti di qualunque natura diversi da quelli per cause alimentari;

-  fino ad un mezzo del loro ammontare per il simultaneo concorso  di crediti alimentari con crediti di altra natura.

 

La disciplina applicabile alle fattispecie in esame è contenuta nel Codice Civile (artt. 1268-1271) quale dispone che trattasi di atti trilaterali che si perfezionano non con la semplice notifica ma attraverso l’accettazione del terzo delegato, ovvero il datore di lavoro, il quale non è obbligato alla sottoscrizione del contratto attraverso cui accettare le delegazioni di pagamento.

 

In caso di concorso di cessione –pignoramento- sequestro, il T.U. n. 180/50, prevede due situazioni:

- qualora la cessione dello stipendio sia antecedente al pignoramento o sequestro, l’ammontare della somma da cedere sarà pari alla differenza tra un mezzo della retribuzione netta e la quota ceduta;

- qualora la cessione dello stipendio sia successiva al pignoramento o sequestro, l’ammontare della somma da cedere sarà pari alla differenza tra i due quinti della retribuzione netta e la quota pignorata.

 

Due sentenze della Corte Costituzionale (sent. n. 225/97; sent. n. 99/93) hanno stabilito la possibilità di pignoramento e di sequestro anche del TFR, sia per i dipendenti del settore pubblico che privato, sempre entro il limite di un quinto. Successivamente l’INPS con messaggio n. 13543/08 ha puntualizzato che la cedibilità può interessare anche il TFR spettante al fondo di garanzia.

 

Per quanto riguarda il regime della pignorabilità delle pensioni, la materia è stata nel corso del tempo oggetto di diversi interventi da parte del Giudice Costituzionale che ne ha delineato i contorni, estendendo anche in questo caso le disposizioni previste dal T.U. n. 180/50 ai prestatori di lavoro privato.

 

La sentenza n. 468/02 ammette la pignorabilità delle pensioni e delle indennità erogate dall’INPS per crediti tributari negli stessi limiti consentiti per il sequestro-pignoramento-cessione degli stipendi, mentre la sent. n. 506/02 consente la pignorabilità delle pensioni entro la misura di un quinto del suo ammontare al netto di una quota stabilita dalla legge necessaria ad assicurare le esigenze di vita minima del pensionato.

 

Tale principio è stato suggellato poi dalla L. n. 266/05 che ha disposto che la parte assolutamente impignorabile della pensione deve essere individuata nell’ammontare del “trattamento minimo” mensile (nel 2010 pari a euro 460,97).

 

Successivamente l’INPS con Circ. n. 43/2003 precisa che le pensioni possono essere sequestrate o pignorate nell’ “interesse di stabilimenti pubblici ospedalieri o di ricovero”, al fine di assolvere il pagamento delle diarie relative e non oltre l’importo di queste, ovvero nei limiti di un quinto del loro ammontare per debiti verso l’Istituto dovute da prestazioni indebite a carico di forme di previdenza, fermo restando il “trattamento minimo”.

 

Inoltre, si continua nel documento, “le pensioni dell’assicurazione generale obbligatoria possono essere pignorate , entro il massimo di un terzo o di un quinto dello stipendio per cause di alimenti o tributi dovuti dal titolare delle prestazioni”, senza salvezza del trattamento minimo. La Corte Costituzionale ha dichiarato pignorabili anche le pensioni di notai e INPGI (sent. n. 444/05; sent. 256/06)

 

Si specifica che il coniuge divorziato del pensionato, dopo aver diffidato infruttuosamente il pensionato, avvalendosi della provvisoria eseguibilità della sentenza di divorzio, può intimare all’istituto il pagamento dell’assegno di mantenimento detraendolo dalla pensione dell’anzidetto.

 

 

 

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