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Licenziamento e affissione del codice disciplinare

Corte di Cassazione, sentenza 27 gennaio 2011, n. 1926

 

 

 

Con la sentenza in oggetto, la Corte di Cassazione ha ribadito un orientamento già consolidato da parte della giurisprudenza secondo cui l’affissione del codice disciplinare non è necessaria a fronte di comportamenti soggetti a sanzioni perché contrari al cd minimo etico (il cui divieto risiede nella coscienza sociale) o a norme di rilevanza penale, poiché risulta evidente l’illiceità della condotta posta in essere.

Principio applicabile sia alle sanzioni espulsive che conservative.

 

La vicenda riguarda il licenziamento di un dipendente a seguito di 3 contestazioni per comportamenti contrari al codice disciplinare aziendale, che lo stesso però ha impugnato proprio a fronte della mancata affissione dello stesso codice nei locali della azienda.

 

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte di Appello hanno dato ragione al dipendente ritenendo illegittimo il licenziamento per mancata prova dell’affissione del codice, prova da ritenersi indispensabile poiché, nella fattispecie in questione, i comportamenti contestati al lavoratore violavano non generali obblighi di legge ma regole di comportamento previste negozialmente.

 

I Giudici di secondo grado, inoltre, chiariscono che l’onere di redazione ed affissione del codice disciplinare non risiede per quei fatti contrari al minimo etico, relativamente alle sanzioni disciplinari espulsive ma non anche per le sanzioni conservative per le quali il potere disciplinare del datore esige la predisposizione di normativa secondaria.

 

La Corte di Cassazione ha confermato il principio generale richiamato anche dalla Corte d’Appello, ritenendo tuttavia che la suddetta Corte non si sia conformata pienamente al principio in questione in quanto questo è valido ed applicabile anche alle sanzioni disciplinari conservative.

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