PRESCRIZIONE cosa significa?

La prescrizione dei diritti, viene disciplinata dal Codice Civile all’art. 2934 che così recita: “Ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. Non sono soggetti alla prescrizione i diritti indisponibili e gli altri diritti indicati dalla legge”.

La norma è chiara nel delineare i contorni del predetto istituto: chi non esercita un proprio diritto, perde la possibilità di far valere le ragioni, i presupposti, se vogliamo la veridicità dei fatti che si ritengono propri perché ritenuti diritti soggettivi acquisiti. Il diritto si estingue.


Ma cos’è Prescrizione?...Cosa Decadenza?

Sebbene sia la prescrizione che la decadenza, al momento del loro compimento, determinino il medesimo risultato e cioè l'estinzione del diritto, i presupposti sono totalmente differenti.


La decadenza dei diritti, trova, infatti, applicazione solo e soltanto in ipotesi determinate dalla legge. Il Codice Civile all’art. 2964 espressamente stabilisce che: “Quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza, non si applicano le norme relative all'interruzione della prescrizione (2943 e seguenti). Del pari non si applicano le norme che si riferiscono alla sospensione (2941 e seguenti), salvo che sia disposto altrimenti”. 

Da ciò deriva, come logica conseguenza che il fondamento della prescrizione è individuato dal legislatore nella presunzione di una volontà del titolare del diritto di abbandonare il diritto stesso, tenuto conto dell'inerzia dimostrata, mentre alla base della disciplina prevista in tema di decadenza sta la necessità obiettiva che determinati atti vengano compiuti entro un termine perentorio, non suscettibile di proroghe.

Per impedire la decadenza occorre:

  • compiere lo specifico atto prescritto dalla legge o dal negozio giuridico;
  • il riconoscimento del diritto da parte del soggetto contro il quale il medesimo diritto può farsi   valere.
Nell'ambito dei diritti da lavoro, Prescrizione e Decadenza, seguono regole peculiari.

Come già chiarito, in ambito prescrizionale la tutela dei diritti dei lavoratori, è accordata attraverso l’art. 2948 c.c., prescrivente il termine di cinque anni, quale termine di prescrizione estintiva, per i crediti aventi natura retributiva (retribuzione mensile, quindicinale, settimanale oppure per le mensilità aggiuntive). Medesimo termine trova applicazione per i crediti relativi alle indennità derivanti dalla cessazione del rapporto di lavoro e per il credito derivante dalle differenze retributive spettanti per la qualifica superiore.

E’ invece di dieci anni (prescrizione ordinaria), il termine per far valere diritti relativi al passaggio di qualifica ed al diritto al risarcimento del danno contrattuale ivi compreso il diritto al risarcimento del danno per omesso versamento contributivo totale o parziale.

In tema di decadenza si è evidenziato come sia la stessa legge a fissare tempi e casi entro cui far valere tale forma di tutela.

Nei diritti da lavoro, sono sostanzialmente due le ipotesi di riferimento:

La prima si ricava dall’art. 6 della Legge 604/66, in materia di licenziamenti individuali, cosi come dall’art. 5 della Legge 223/1991 per i licenziamenti collettivi.

La seconda ipotesi, invece, si ricava dall’art. 2113 del c.c. quando si fa riferimento alle rinunzie e transazioni che il lavoratore reputa invalide.

Nell’ipotesi dei licenziamenti, la legge prevede che qualora il lavoratore ritenga illegittimo il licenziamento, lo stesso deve impugnare il provvedimento entro 60 gg.da quando lo stesso gli viene comunicato. Nell’ipotesi in cui si verificano invece delle rinunzie di diritti, subite dal lavoratore oppure delle transazioni palesemente coartate dal datore di lavoro, il termine decadenziale è di 6 mesi.